Sono quattro milioni gli italiani che soffrono dell’apnea del sonno, malattia pericolosa perché rappresenta un importante fattore di rischio per le cardiopatie. Questo  l’argomento al centro dell’attenzione nel meeting promosso dall’AIAC (Associazione Italiana Aritmologia e Cardiostimolazione) che nei giorni scorsi si  è svolto al Grand Hotel Excelsior di Reggio Calabria. All’evento hanno preso  parte  oltre cento specialisti tra cardiologi, pneumologi e internisti provenienti  da Sicilia e Calabria per fare il punto e aggiornarsi sul disturbo che coinvolge il 17% della popolazione adulta, in particolare uomini e obesi, ma che purtroppo viene sottovalutato  ed è certamente sottodiagnosticato.

Si tratta di una sindrome ostruttiva che comporta ripetute interruzioni temporanee del sonno – spiega il dott. Giovanni Bisignani, direttore struttura complessa di Cardiologia UTIC – Castrovillari dell’ASP di Cosenza e membro del consiglio direttivo AIAC. – provoca significative conseguenze sulla salute, perché incide sull’ossigenazione del sangue nel corpo e quindi insiste sul sistema cardiovascolare; esistono varie forme da lieve a moderata a severa”.  I sintomi sono diversi e si possono verificare in qualsiasi momento della giornata: di notte, russamento forte e persistente; osservazioni di pause nella respirazione che possono essere fatte dalle persone che dormono accanto; respiro ansimante; sonno inquieto; sete; frequenti minzioni; di giorno, mal di testa mattutino; scarsa concentrazione; affaticamento e sonnolenza durante le normali attività quotidiane;  addirittura ci si addormenta davanti la tv. Purtroppo ancora oggi la causa  è poco conosciuta: “Oltre due milioni di persone hanno un quadro clinico conclamato e più del doppio ne è colpito – prosegue Bisignani – in media su 1500 assistiti di un medico di medicina generale, uno su cinque ne soffre ma solo cento persone ne sono consapevoli. Di fatto l’85% di non è né diagnosticato né trattato; è quasi tre volte maggiore l’incidenza negli uomini rispetto alle donne e nelle persone obese e over 65 anni (con percentuali che sfiorano il 20%)”.

Sono numeri allarmanti che obbligano cardiologi ad accendere i riflettori sul tema, perché c’è una forte correlazione tra questa malattia e alcune cardiopatie come le forme aritmiche, l’ipertensione arteriosa e soprattutto la fibrillazione atriale: situazioni cardiologiche che possono portare a stroke e ictus, dunque di primaria importanza. L’apnea del sonno di fatto è un primo step, un campanello d’allarme da non sottovalutare perché rappresenta un fattore di rischio che, se scoperto, monitorato e trattato per tempo, può essere curato evitando conseguenze fatali.

Il medico di famiglia può essere di grande aiuto: basta rispondere ad un semplice questionario e sottoporsi ad uno screening chiamato polisonnografia, cioè uno studio del sonno notturno, in cui si analizzano le ostruzioni delle vie aeree. Dopo ci si rivolge ad uno specialista del sonno con terapie di tipo ortodontico, pneumologico e, nei casi più gravi, chirurgico. Una possibilità aggiuntiva viene dall’implementazione nella pratica clinica di dispositivi impiantabili in grado di monitorare quotidianamente l’incidenza di disturbi respiratori del sonno e strumenti Holter in grado di registrare contemporaneamente la traccia elettrocardiografica e quella polisonnografica. La sera si applica un apparecchio sul petto del paziente che registra alcuni parametri cardio-respiratori e il mattino successivo si esegue l’analisi del tracciato registrato. Tutti argomenti approfonditi in occasione del meeting a Reggio Calabria promosso dall’AIAC: “La nostra associazione si occupa di ricerca e formazione nei settori dell’aritmologia clinica, elettrofisiologia, elettrostimolazione e defibrillazione cardiaca – conclude Bisignani – l’innovazione clinica ha consentito negli ultimi decenni di raggiungere traguardi straordinari nel trattamento delle malattie cardiovascolari. A Reggio un ciclo di incontri  teorico-pratici sull’apnea del sonno che ha formato e aggiornato centinaia di specialisti da tutta Italia. In tal senso la Calabria ha dimostrato di essere all’avanguardia in campo cardiologico, soprattutto per quanto riguarda la rete dell’emergenza e un’attenzione particolare proprio alla Sleep Apnea”.

La  diffusione di questi dati  è importante per prevenire possibili peggioramenti dei sintomi.